“"Nel mio lavoro si percepisce un senso di temporalità."L'America è allo stesso tempo piena di cambiamenti e profondamente legata alla sua forte iconicità.”
Arnaud Montagard è un fotografo francese residente a Brooklyn, le cui suggestive immagini analogiche rendono omaggio alla sua patria adottiva.
Nato nella città di Nancy, nel nord-est della Francia, Montagard Il suo percorso fotografico è iniziato durante gli anni del liceo, spinto dalla fascinazione per la scena dei graffiti nella sua città natale. Questo interesse lo ha portato a scattare numerose foto in luoghi abbandonati e ricoperti di graffiti, prima di dedicarsi in seguito alla fotografia di strada più "tradizionale".
Fu la sua monografia d'esordio, “La strada non percorsa” Fu proprio questo a farci conoscere Montagard nel 2020. Un'ode all'America intrisa di nostalgia, le cui raffigurazioni di scene quotidiane, rese celebri da artisti del calibro di William Eggleston e Stephen Shore, dimostrano la maestria artistica e la sensibilità per il colore che sono alla base della pratica di Montagard.
Non sorprende che riconosca sia Eggleston che Shore come influenze significative sul suo lavoro, insieme al pittore Edward Hopper e ai film di Tarantino e dei fratelli Coen. Pur lavorando con tre mezzi espressivi diversi, tutti e tre sono icone nei rispettivi campi e ritraggono un'America che è per certi versi sia fantasia che realtà.
Montagard visitò gli Stati Uniti per la prima volta nel 2007, un viaggio fondamentale che consolidò la sua fascinazione di lunga data per il Paese che conosceva attraverso film, foto e dipinti: un luogo di "paesaggi, culture diverse e simboli iconici di libertà e individualità" che sarebbe diventato la sua casa quando si trasferì a Brooklyn nel 2013 per proseguire gli studi di marketing.
Dopo aver conseguito la laurea magistrale, decise di dedicarsi a tempo pieno alla fotografia. Spinto dal profondo fascino che provava per la sua nuova patria, iniziò a esplorare, percorrendo migliaia di chilometri tra città, lunghe autostrade e strade secondarie, per catturare l'essenza di una terra piena di contraddizioni, in rapido cambiamento ma profondamente radicata nella propria immagine immortale.
Fino ad allora, Montagard aveva fotografato prevalentemente in digitale, ma durante questo periodo iniziò a concentrarsi sull'analogico, utilizzando in particolare una Mamiya di medio formato.
“Oggi siamo abituati ad avere tutto immediatamente, ma il lungo processo che porta a scoprire il risultato finale di uno scatto su pellicola mi regala un'attesa che lo rende emozionante. Lavorare con una macchina fotografica analogica mi permette di concentrarmi sul soggetto, ottenendo scatti più intimi. Non potendo rivedere le foto sullo schermo, sono costretto a essere pienamente presente nel momento e a connettermi profondamente con ciò che sto fotografando.”
Apprezzata da molti dei suoi predecessori, non solo si presta a un'estetica più "vintage" – con le sue delicate tonalità che ricordano quelle della ormai fuori produzione Kodachrome – ma richiede anche notevole pazienza e sensibilità, favorendo così un ritmo lento e ponderato, consono al soggetto.
Dopo il successo di "The Road Not Taken", Montagard ha continuato a concentrare la sua attenzione sulla sua terra natale, questa volta con un'angolazione più "umana". Da sempre interessato al tema della comunità, dal 2020 lavora a un progetto a lungo termine intitolato "There is a Silence", che documenta i poeti cowboy che si riuniscono negli Stati Uniti per recitare le proprie poesie, celebrando una ricca tradizione di narrazione e un patrimonio condiviso.
“Ho trascorso alcuni mesi in viaggio, immergendomi nel loro mondo per documentare il loro stile di vita e comprendere le ispirazioni che si celano dietro le loro poesie. Questa esperienza mi ha permesso di immortalare non solo gli individui che creano questa forma unica di poesia, ma anche il senso di cameratismo e rispetto reciproco che lega queste comunità. Il tema della comunità è importante per me perché mette in luce i legami e le esperienze condivise che ci definiscono come esseri umani.”
Si tratta di un corpus di opere affascinante. È una testimonianza dell'abilità e della maestria artistica di Montagard, nonché un degno tributo a un'America del passato, un'America che tuttavia, per molti versi, perdura ancora – se si sa dove guardare – e che continua a occupare un posto di rilievo nel nostro immaginario collettivo.
Tutte le immagini © Arnaud Montagard