“…Parlano poco, ma usano decine di parole diverse per descrivere il colore bianco e le numerose sfumature che i loro occhi riescono a cogliere nella coltre di ghiaccio e neve…”
Nicola Ducati Sfumature di bianco, racconta la storia di un gruppo nomade che ha abitato le remote tundre della Siberia per oltre mille anni.
Proveniente dall'Italia, Ducati, vincitrice del secondo premio nel nostro Premio per la narrazione visiva A gennaio, ha scoperto la fotografia da bambino, grazie a una vecchia macchina fotografica di famiglia che ha risvegliato in lui una curiosità innata e lo ha infine portato a intraprendere questa professione.
Ispirato da figure come Steve McCurry e Sebastião Salgado e animato da un'innata sete di scoperta, ha trascorso la sua carriera viaggiando per il mondo, immortalando coloro che abitano le sue periferie più remote: persone le cui tradizioni e la cui cultura sono sempre più minacciate.
“Il mio lavoro trae ispirazione dallo scorrere del tempo e dal desiderio di preservare la memoria di quei luoghi e di quelle persone che presto lasceranno il posto alla modernità. Con le mie opere vorrei raccontare storie di persone sconosciute, fisicamente distanti ma umanamente vicine, creando empatia tra lo spettatore e il soggetto, esaltandone l'eleganza e l'autenticità. Oggi apprezzo particolarmente la fotografia che racconta ma che lascia anche spazio all'immaginazione, che commuove e suggerisce riflessioni.”
Sfumature di bianco È il risultato di un viaggio che Ducati ha fatto nella penisola di Yamal, una stretta striscia di terra che si estende per circa 700 km al largo della costa settentrionale della Siberia. È stato qui che Ducati ha incontrato un gruppo di Nenets, pastori nomadi di renne la cui vita è scandita dai cicli stagionali e dalle esigenze delle loro mandrie, ed è quindi caratterizzata da continui spostamenti attraverso gli ostili paesaggi delle pianure più settentrionali del mondo.
Ha trascorso dieci giorni con il gruppo, assistendo in prima persona al loro stile di vita unico: il profondo legame di interdipendenza che condividono con la terra e la loro mandria, fondato su credenze animistiche e sciamaniche. Le sue immagini ritraggono i Nenets nel giorno della migrazione, le diverse generazioni che smantellano le loro abitazioni temporanee sotto il bagliore perenne del sole artico, preparandosi per un altro arduo viaggio attraverso il territorio invernale.
“È difficile immaginare come esprimano i loro pensieri; la loro esistenza è legata alla natura, alla terra artica, ai cicli stagionali e alla loro ricchezza, rappresentata dalle greggi. Il linguaggio che usano è quindi essenziale ma anche straordinariamente raffinato. Parlano pochissimo, ma utilizzano decine di parole diverse per descrivere il bianco e le molteplici sfumature che i loro occhi riescono a cogliere nella coltre di ghiaccio e neve che avvolge la loro esistenza.”
Poetiche ma al contempo dirette, e caratterizzate da un'impressionante sensibilità per la luce e le forme, le immagini di Ducati trasmettono nel loro insieme la straordinaria resilienza di coloro che si sono costruiti una vita nelle condizioni più inospitali, ma per quanto ancora?
Le intrusioni coloniali, la guerra civile e la collettivizzazione forzata sono solo alcune delle numerose sfide monumentali che il gruppo ha dovuto affrontare nel corso degli anni. Inoltre, nei decenni successivi alla caduta dell'Unione Sovietica, il richiamo di un'esistenza più "moderna" è diventato irresistibile per molti giovani Nenets, spingendoli a migrare verso città più a sud. Eppure, oggi il gruppo si trova ad affrontare senza dubbio il suo avversario più grave. La duplice minaccia dello sfruttamento delle risorse e dei cambiamenti climatici sta rapidamente distruggendo la terra stessa da cui dipende il loro allevamento.
“…Poter osservare come il territorio e il loro stile di vita stiano cambiando, scorgere forza ma anche rassegnazione nei loro occhi, fa capire che la sfida più grande per il popolo Nenets si sta verificando proprio ora. Una tempesta che sta scuotendo le loro tende con molta più violenza di qualsiasi tempesta siberiana affrontata finora…”
Yamal si traduce come ‘'la fine del mondo'’, nella lingua nativa dei Nenets, un soprannome appropriato per la loro terra isolata. Tuttavia, può anche essere interpretato come un cupo doppio senso, poiché l'impatto della distruzione ambientale in atto si farà sentire ben oltre questa remota porzione di territorio.
Con lo scioglimento del permafrost, vengono immesse nell'atmosfera miliardi di tonnellate di metano e anidride carbonica, il che, secondo gli scienziati, potrebbe segnare un punto di svolta devastante nella lotta contro il cambiamento climatico.Un ulteriore, se mai ce ne fosse bisogno, monito sull'importanza di un'azione immediata e drastica.
Tutte le immagini © Nicola Ducati